Articoli di Giovanni Papini

1905


in "Schermaglie":
Per la cultura e per la borsa

Pubblicato su: Leonardo, anno III, fasc. 17, p. 133
Data: giugno-agosto 1905




pag. 133



   Il lampeggiar sinistro di un progetto ministeriale ha fatto schiamazzare le oche capitoline della filosofia liceale. Mosso forse dalla stupida preoccupazione dell'ineguaglianza delle ore d'insegnamento tra i professori di lettere e quelli di filosofia oppure da un certo non disinteressato disdegno per la filosofia, il ministro sta pensando di cumulare l'insegnamento filosofico con qualche altro e assicura, con forma poco gentile, che «i professori di filosofia verranno a mano a mano eliminati.»
   Queste minacce hanno commosso profondamente alcuni patroni universitari dei proletari della filosofia e anche alcuni teneri germogli abilitati da poco a distribuire psicologia, logica e morale nelle scuole i quali, in nome della cultura, della giustizia, del pensiero, della moralità, e di tutte le altre cose di prammatica hanno protestato con un dispetto poco filosofico nelle ospitali colonne del Giornale d'Italia.
   La questione, come si vede, non interessa la filosofia ma soltanto i professori di filosofia o meglio alcuni interessi di alcuni presenti o futuri professori di filosofia e perciò il Leonardo non può occuparsene troppo. Soltanto, ancora una volta, faremo una osservazione poco gentile.
   Quelli che si lamentano di ciò che chiamano una diminutio capitis della filosofia secondaria sono proprio quelli che la insegnano, cioè quelli che ne vivono. Questa constatazione è un po' maligna ma è precisa. In altre cose non accade così. Quando vien cambiata qualche altra cosa non sono soltanto i produttori o i distributori che si lamentano ma anche i consumatori. Come mai non si ode nessun lamento per questa jattura dalla parte di coloro che imparano filosofia? C'è qualcuno che crede sul serio che se domani la filosofia fosse soppressa nei licei e ridotta al rango della ginnastica, qualcuno se ne lamenterebbe? Questa rabbia da parte dei «mantenuti della filosofia» e questo silenzio da parte dei consumatori di filosofia dà a pensare a male, per quanto sia noto il disinteresse dei nostri laureati.
   Per conto mio questa riforma mi apre il cuore: essa prelude a una eliminazione totale della filosofia come insegnamento a parte. Ogni professore, quando sarà intelligente, saprà, senza uscire dal suo programma, fare della psicologia, della logica e della morale. In questo modo se ci perderanno i professori ci guadagnerà senza chiasso la cultura.


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